Schede di Educazione Sanitaria

Elenco delle schede

  1. Cistiti recidivanti
  2. Contraccezione
  3. Dolore nei rapporti sessuali
  4. Gravidanza in età avanzata
  5. Incontinenza urinaria da urgenza
  6. Infezione da Papillomavirus
  7. Per avere una gravidanza
  8. Per vivere bene la menopausa

 

 

  1.  Cistiti recidivanti

La cistite è una patologia molto più frequente nella donna che nell'uomo, per diverse ragioni anatomiche (vicinanza dell'orificio uretrale, vaginale ed anale; maggiore esposizione ai contatti ambientali, dipendenza ormonale, ecc.). In alcuni soggetti, poi, tale patologia si presenta con una particolare frequenza creando notevole disagio alla donna. Proprio per questo è importante non solo un'adeguata terapia della stessa ma anche un'attenta prevenzione. I consigli in tal senso sono i seguenti:

  1. Idratazione. E' importante bere adeguatamente nell'arco della giornata. Molte persone, anche senza rendersene conto, bevono molto poco, anche ai pasti. Un adeguato apporto di liquidi è, invece, essenziale, per favorire il ricambio idrico ed evitare che l''urina "vecchia" ristagni troppo nella vescica. La quantità di liquidi dovrà essere di almeno 2 litri al giorno.
  2. Minzione frequente. Spesso, per ragioni di lavoro o altro, si tende a trattenere l'urina per lunghi periodi. Anche questo favorisce il ristagno dell'urina e la possibile crescita di germi. Per cui è importante urinare almeno ogni 3-4 ore o, qualora questo sia impossibile, evitare in ogni caso lunghi periodi di ritenzione urinaria. D'altra parte se, come detto al punto precedente, se si assume un'adeguata quantità di liquidi questa sarà anche avvertita come un'esigenza fisiologica. Inoltre questo evita sfiancamenti della vescica che, andando avanti negli anni possono favorire l'incontinenza urinaria.
  3. Regolarizzazione intestinale. Molte donne con cistiti frequenti hanno una certa tendenza alla stitichezza. Il più delle volte questo non si mette in rapporto con la cistite. Invece è importante mantenere una buona regolarità intestinale. Molti dei batteri che causano la cistite albergano infatti nell'intestino da cui passano,data la contiguità degli orifici, in vescica. Non a caso la prevenzione farmacologia comporta pure l'uso di disinfettanti intestinali.
  4. Minzione poscoitale. Nel corso dei rapporti sessuali, si ha spesso una contaminazione vaginale, più accentuata quando i rapporti sono frequenti. E' opportuno, pertanto, dopo un rapporto sessuale e a meno che la coppia non desideri una gravidanza, che la donna vada a urinare. Ovviamente questo non va fatto necessariamente "subito dopo" ma è importante che sia fatto senza differirlo troppo.
  5. Biancheria. E' importante evitare tutti i fattori che, per contatto, possono favorire il ristagno di germi o situazioni allergizzanti. In modo particolare si deve evitare l'uso abituale di biancheria sintetica e colorata, preferendo invece quella bianca e di cotone. E' opportuno anche evitare abiti attillati come ad esempio jeans stretti e utilizzare eventuali spray antisettici protettivi sui salvaslip.
  6. Alimentazione. Molti cibi sono irritanti per la vescica. Senza voler rendere la vita impossibile creando una lunga lista di bevande "proibite" occorre limitare soprattutto abuso di caffè; tè concentrato; superalcolici, cibi piccanti, eccessivo consumo di arance, bevande gassate e cioccolata. Particolarmente utile, invece si è dimostrata l'assunzione di succo di mirtillo che viene somministrata anche come farmaco.
  7. Farmaci.  A integrazione di quanto detto, soprattutto nei casi più ostinati, è opportuno anche un supporto farmacologico da assumere per alcuni mesi o in modo ciclico secondo la prescrizione medica. Di fronte all'episodio acuto poi, si dovrà intraprendere una terapia antibiotica preferibilmente preceduta dall'urinocoltura per identificare il germe in causa. Per effettuare un'adeguata urinocoltura occorre: non avere assunto antibiotici nei 4-5 giorni precedenti l'esame; detergere accuratamente i genitali esterni; aprire il contenitore sterile avendo cura di non toccare l'interno con le mani; iniziare a urinare; interrompere il getto, porre il contenitore al di sotto dei genitali e riprendere a urinare al suo interno; chiudere il contenitore.

 

2.  Contraccezione

Sempre più frequentemente, nella mia pratica professionale, mi capita di incontrare donne che fanno uso di contraccezione ormonale (chiamata comunemente “la pillola”) senza alcuna consultazione medica. Anzi, spesso, la sua assunzione viene riferita quasi casualmente nel corso di una visita o, mentre si sta per andar via.

In realtà quando si assume la “pillola” questa è la prima cosa che va detta al ginecologo.

La “pillola”, infatti, è un farmaco a tutti gli effetti, ha controindicazioni, effetti collaterali, possibili complicanze. Inoltre non tutte le pillole sono uguali e per ogni donna deve essere prescritta quella appropriata. Pertanto:

  • La prescrizione della pillola deve essere sempre preceduta da una visita ginecologica completa, dalla visita al seno e da alcuni esami.
  • Tale visite ed esami devono essere ripetute ogni anno.
  • Non si deve mai assumere la pillola su consiglio di un’amica o di una parente, anche perché quella che prendono loro potrebbe non andar bene per lei. Inoltre non hanno competenza per valutare il suo stato di salute.
  • Comunemente si ha paura di assumere la pillola perché fa ingrassare. E’ la prima e principale paura che suscita la sua assunzione In realtà vi possono essere altri e più importanti effetti collaterali della pillola che, in genere non vengono assolutamente temuti: l’unica preoccupazione è che fa ingrassare!. Le pillole attualmente in commercio e più frequentemente utilizzate non fanno ingrassare. A volte può esserci un po’ di ritenzione idrica nei primi mesi di assunzione che poi scompare.
  • La complicanza più importante è la tromboembolia che, per fortuna, è molto rara (circa 20-30 casi su 100.000 donne che la assumono per un anno) ma è più frequente nelle donne al di sopra dei 35 anni, fumatrici.
  • La pillola può comportare anche un aumento del colesterolo, della glicemia o un lieve danno epatico. Proprio per questo è necessario effettuare annualmente alcuni esami di laboratorio. In ogni caso anche di fronte a eventuali alterazioni è il medico che deve decidere, d’accordo con la donna, se far continuare l’assunzione della pillola, sospenderla per un po’ di tempo, ripetere più frequentemente gli esami, ecc.
  • Non possono assumere la pillola donne con seri problemi cardiovascolari, epatici, con diabete scompensato o di notevole entità, con ipertensione severa, forti fumatrici al di sopra di 35 anni. Non sono controindicazioni le patologie benigne della mammella, le varici di lieve entità, le malattie della tiroide, i fibromi dell’utero. 
  • La pillola, in assenza di controindicazioni può essere presa senza fare periodi di interruzione (ogni sei mesi, ogni anno, ecc.): Si consiglia, comunque di sospenderne l’assunzione dopo i 45 anni.

 

3.  Dolore nei rapporti sessuali

Come prima cosa bisogna sempre ricordare che la relazione sessuale non è un problema di tecniche, posizioni o altro (come stampa e televisione fanno spesso credere) ma è una delle modalità con cui un uomo e una donna si scambiano il proprio amore. Questa dimensione affettiva deve ritenersi assolutamente prioritaria ed essenziale.

Il problema del dolore nei rapporti sessuali è abbastanza frequente e una qualche difficoltà nei rapporti è presente in più del 40% delle donne, per cui è un problme amolto comune. Come prima cosa bisogna escludere, e curare, eventuali cause organiche (come infezioni, lesioni, secchezza vaginale o altre patologie locali). Una volta curate queste o, qualora non vi sia alcuna lesione, la causa più frequente è il “vaginismo” che consiste in una contrattura dei muscoli vaginali che rendono doloroso o difficile il rapporto. A lungo andare tale disturbo può nuocere alla serenità e all’armonia della vita di coppia perchè la donna, già al solo pensiero di avere un rapporto, pensa al fastidio che proverà e l’uomo non è invogliato per il fatto che per la partner non sarà piacevole. Tale disturbo è dovuto a cause di natura psicologica che, per così dire, vengono concentrate nella zona vaginale.

Si tratta di una patologia curabile ma per la quale non vi sono farmaci, tranne alcuni che possono in parte aiutare, ma occorre un’adeguata consulenza sessuale che prevede innanzitutto un lungo, dettagliato e riservato colloquio (che ovviamente non è possibile effettuare in ospedale) con il quale si cerca di risalire alle origini di tale problema e alcuni esercizi di rieducazione muscolare. Frattanto possono aiutare le seguenti pratiche specifiche:

a) Modifiche del comportamento sessuale

Molto spesso uno dei motivi che rendono doloroso o difficile il rapporto sessuale è una certa velocità con cui viene consumato, soprattutto da parte dell'uomo. I cosiddetti "preliminari" (cioè l'insieme di scambi affettivi che precede la penetrazione) sono invece estremamente importanti soprattutto per la donna. Per cui si deve dare a questo tempo tutto lo spazio necessario. Questo consente un profondo rilasciamento dei muscoli pelvici e una naturale lubrificazione vaginale. In questa fase sono importanti:

  •   Lo scambio di abbracci, carezze, baci su tutto il corpo, incluso le zone genitali.
  •   L'assumere frequentemente una posizione spalla (della donna) contro torace (dell'uomo) perché questo crea un inconscio senso di protezione e di rilassamento nella donna.
  •   La reciproca comunicazione delle proprie fantasie erotiche o dei propri desideri.

b) Esercizi di rieducazione muscolare

  •  Innanzitutto la donna deve esercitarsi a contrarre e rilasciare la muscolatura vaginale (come quando interrompe un getto d’urina). Tale esercizio va eseguito per una decina di volte almeno tre  volte al giorno, per parecchi mesi. E’ un esercizio semplice che si può fare in qualunque momento, ovunque ci si trovi. Più ci si allena in questo più si sarà in grado di “controllare” il tono della muscolatura.
  •  In secondo luogo l’uomo con un dito lubrificato (è sufficiente la comune vaselina che si vende in farmacia) deve eseguire un movimento delicatamente rotatorio all’interno della vagina femminile con una lieve e progressiva pressione. Quando la donna avrà imparato a rilassarsi pienamente può anche provare farlo con due dita.
  •  Per i primi tempi sarà opportuno usare un lubrificante maschile (va bene la stessa vaselina) anche per i rapporti fino a quando questo non sarà più necessario.

 

4. Gravidanza in età avanzata

Oggi, sempre più spesso, la gravidanza (sia la prima che altre successive) viene desiderata, per vari motivi, in una fascia d'età che va da i 40 ai 50 anni e, a volte anche oltre. Tale fascia d'età, per la donna di oggi non è paragonabile a quella della donna di ieri. Se prima una cinquantenne era ritenuta se non proprio "anziana" quantomeno avanti negli anni, matura e così via oggi non è così. A parte i discutibili intervento di ringiovanimento la quarantenne o la cinquantenne è una donna pienamente attiva sul piano lavorativo, sociale, sessuale. Per cui è del tutto naturale che possa pensare a una gravidanza. Tuttavia, anche se giovane sul piano fisico, psicologico o sociale, non possiamo dire lo sia altrettanto su quello riproduttivo. La natura, infatti, pone dopo i quarant’anni un naturale declino della fertilità. Anche se questa può essere mantenuta ancora per parecchi anni. Questo significa che una gravidanza insorta in quest’età può comportare problemi che, in età giovane, sono assai meno evidenti.

  1. Innanzitutto aumenta il rischio di aborto spontaneo, spesso ripetuto. Se a 25 anni il rischio di aborto è del 10% circa, questo aumenta progressivamente e, dopo i 45 anni, supera il 45%.
  2. Inoltre tutte le patologie malformative di origine genetica sono più frequenti dopo i 40 anni. Ad esempio, per ciò che riguarda la sindrome di Down (che è il grande spauracchio di ogni madre pur essendo assai meno grave e problematica di molte altre) la frequenza a 25 anni è di 1 caso su 1350 mentre a 40 è di 1/110 e sale progressivamente fino ad arrivare a 1/6 a 50 anni.
  3. Molte donne, di fronte a tale evenienza, sono in qualche modo "rassicurate" dalla possibilità offerte dalla diagnostica prenatale nelle sue varie espressioni (screening del primo trimestre, amniocentesi, ecc.). A tal riguardo, innanzitutto dobbiamo considerare che la diagnosi prenatale consente di evidenziare le più frequenti patologie malformative ma non tutte per cui questo potrebbe portare a a una falsa rassicurazione. In secondo luogo, di fronte alla possibilità di una patologia embrio-fetale non vi sono al momento possibilità terapeutiche e l'unica possibilità, alternativa ad accogliere in ogni caso il bambino, è l'interruzione della gravidanza. Tale evento, a prescindere dalle personali posizioni morali, costituisce in ogni caso un forte trauma per la donna anche perché condiziona la nascita del bambino alla possibilità che questo non abbia patologie.
  4. Sul piano psicologico, poi, non dobbiamo dimenticare la distanza generazionale tra madre e figlio. Il desiderio di una gravidanza deve mettersi anche "nei panni del bambino" che ha diritto ad avere una mamma con una buona aspettativa di vita, che possa crescerlo essendo "anagraficamente" in grado di farlo pienamente, essendo per lui o lei una mamma e non una nonna.
  5. D'altra parte anche per la madre possono esservi diversi problemi medici. Aumenta, infatti, l’incidenza di diabete gestazionale, ipertensione, “gestosi”, distacco di placenta, placenta previa, parto pretermine. Senza voler entrare nel dettaglio circa le singole patologie, per molte di queste il rischio è triplicato rispetto a quello di una fascia di età inferiore ai 40 anni.
  6. Infine non devono essere presi ad esempio eventi riportati dalla stampa sul tale o tal altro personaggio che ha partorito in età avanzata perché riportano solo il dato di cronaca sul fatto che tale evento sia accaduto, non su tutto quello che gli ruota intorno, prima, durante e dopo. Anche analoghi episodi accaduti a familiari (madri, nonne, zie) non pongono ogni singola gravidanza nella problematica che può aver comportato e di cui non sempre si è a conoscenza. In ogni caso la singolarità di un evento non fa testo e non deve essere mai generalizzata.

Ovviamente quanto detto rinvia, in ultima analisi, alla coscienza della coppia (non solo della donna!) che dovrà alla fine prendere la sua decisione in una scelta che tenga conto non solo dei propri, legittimi, desideri ma anche di tutte le altre problematiche.

 

5.  Incontinenza urinaria da urgenza

L'incontinenza urinaria, cioè l'incapacità o la difficoltà a trattenere l'urina può essere di 2 tipi: da sforzo e da urgenza. La prima comporta la perdita di urina quando si compie uno sforzo (tosse, starnuto, sollevamento di un peso, ecc.). La seconda, invece, provoca uno stimolo frequente e urgente di urinare. I consigli che qui sono elencati si riferiscono esclusivamente a quest'ultima.

a)  Rieducazione vescicale

Occorre innanzitutto e con un po' di pazienza che lei tenga un "diario minzionale" cioè che segni quante volte, in una giornata, va ad urinare. Successivamente cercherà di distanziare l'intervallo tra una minzione e l'altra, trattenendo, fin quando è possibile, l'urina e annotando i "successi" di questo esercizio.

b)  Modificazione stili di vita

  • Smettere di fumare, sia perché la nicotina irrita la vescica, sia perché la bronchite che comporta induce frequenti colpi di tosse che possono aggravare la patologia contribuendo alla ulteriore perdita di urina.
  • Dimagrire, soprattutto se obesa o in soprappeso e, in ogni caso non deve aumentare di peso. L'obesità, infatti, aumenta la pressione addominale e contribuisce alla perdita di urina.
  • Eliminare o quantomeno diminuire l'uso di caffè o thè perché sono irritanti per la vescica. Non è necessario ridurre il consumo di liquidi, come spesso si crede.

c) Riabilitazione del pavimento pelvico

  • Interruzione del getto. Tutte le volte che urina deve interrompere il getto un paio di volte e subito dopo continuare a urinare. Questo porta a un maggior tono dei muscoli che trattengono l'urina in vescica.
  • Esercizi di Kegel. Si tratta di alcuni esercizi di contrazione muscolare che hanno la stessa finalità descritta prima. Si tratta di questo: per una settimana al mese, deve eseguire 20 contrazioni dei muscoli pelvici (come se dovesse trattenere l'urina) per 2-3 volte al giorno. All'inizio può sembrare fastidioso ma è un esercizio che può fare agevolmente mentre sta svolgendo qualsiasi altra attività

d)  Altri consigli

  • Doppio svuotamento vescicale. In genere dopo aver urinato rimane un residuo che comporta un successivo stimolo urinario. Pertanto, ogni volta che si urina è opportuno, attendere qualche secondo e poi urinare di nuovo per svuotare completamente la vescica.
  • Rapporti sessuali. Molte volte vi sono degli ostacoli alla vita sessuale perché si teme di perdere urina durante il rapporto. Per questo basta urinare col doppio svuotamento prima di ogni rapporto.

e) Farmacoterapia

    Unitamente a queste pratiche vi sono dei farmaci da prendere che la aiuteranno, in modo significativo a superare il problema.

f)  Consulenza urologica

    Nei casi resistenti a ogni tipo di provvedimento terapeutico e/o comportamentale è opportuna una più approfondita consulenza urologica.

 

6.  Infezione da HPV

Infezione e le lesioni da HPV

  • Il papillomavirus (HPV) è il virus responsabile del carcinoma del collo dell’utero e si trasmette per via sessuale, anche con i semplici contatti cutanei. Vi sono circa 40 diversi ceppi di HPV e non tutti sono in grado di causare tumore, anzi questo avviene solo in una piccola percentuale di casi (10-15%).
  • Più del 70% delle donne entra in contatto col virus nel corso della vita, dopo l’inizio dell’attività sessuale. Il rischio aumenta con l’aumento del numero di partners sessuali.
  • Il virus, nell’ 80 % dei casi, viene eliminato spontaneamente entro 2 anni, senza lasciare patologia. Nel rimanente 20 % dei casi può causare lesioni che molto spesso regrediscono spontaneamente ma che, altre volte, se non trattate possono evolvere fino allo sviluppo del tumore. Al di sotto dei 30 anni la progressione dalle forme di lesione più lievi (CIN1) a quelle più gravi (CIN 2-3) è molto rara.
  • Il periodo di tempo che il virus impiega per l’eventuale trasformazione neoplastica va da 7 a 10 anni per cui, eseguendo periodici esami, c’è tutto il tempo per intervenire ed evitare che questo accada.

Diagnosi

  • Ogni donna dopo l’inizio della sua attività sessuale deve eseguire un PAP test e ripeterlo poi periodicamente secondo le indicazioni mediche. Il PAP test può evidenziare lesioni iniziali che necessitano ulteriore approfondimento diagnostico: ripetizione dell’esame dopo un certo periodo di tempo, colposcopia, biopsia. Alla luce di questi esami si deciderà la strategia più opportuna che, nelle lesioni di più lieve entità, può essere costituita dalla semplice attesa con controlli periodici.
  • Il tampone cervicale per l’HPV non va eseguito al di sotto dei 30 anni perché, data la diffusione dell’infezione, si rischia di creare inutile ansia o si sovratrattare una lesione. In caso di PAP test patologico, a questa età è preferibile eseguire la colposcopia.
  • Qualora si esegua un tampone sii identificano i ceppi a “basso” o ad “alto” rischio. Solo questi ultimi sono in grado di dare origine a un tumore mentre gli altri potranno causare un’altra patologia, cioè i “condilomi genitali” (ma anche anali) che possono provocare disturbi locali ma non sono pericolosi.
  • Le donne che dopo un’iniziale positività si negativizzano al test non hanno una immunità permanente e potrebbero contrarre di nuovo l’infezione. 

Contagio e Prevenzione

  • Il virus si trasmette con qualsiasi tipo di contatto genitale.
  • Il profilattico non costituisce un metodo totalmente efficace per la prevenzione anche se contribuisce a limitare il contagio. Pertanto se la donna è HPV positiva va usato per tutto il periodo in cui l’infezione è presente per evitare di contagiare l’uomo, se questi non dovesse essere HPV positivo.
  • L’unica prevenzione efficace è costituita dal vaccino che può essere fatto in qualsiasi età della vita, anzi è raccomandato almeno fino 40 anni soprattutto per le donne esposte al rischio. Il vaccino in Italia è gratuito per le donne nate d 1996 in poi ma, in Sicilia, anche per quelle nate prima, vi è una convenzione con la Regione per cui è possibile eseguirlo a un costo contenuto (circa 150 euro). Il vaccino è sicuro ed efficace  (i rari eventi avversi segnalati non sono da mettere in rapporto con la sua somministrzione).Non farlo significa esporsi al rischio di sviluppare un tumore del collo dell’utero.

Partner maschile

  • Il partner di una donna con  infezione da HPV può essere stato la fonte di contagio per la sua partner o può aver contratto da lei la prima infezione.  Nell’uomo il virus può causare condilomi al pene, all’ano o essere del tutto asintomatico. Anche il maschio può essere vaccinato, a tutte le età, con lo stesso prezzo agevolato per le donne. Nell’uomo, tuttavia, è più difficile eseguire il test per evidenziare la presenza dell’HPV e le lesioni sono, in genere, meno frequenti.

Gravidanza

  •  La donna con infezione da HPV può partorire normalmente. Il ricorso al taglio cesareo va riservato ai caso in cui vi sia un ostacolo meccanico dovuto ai condilomi o nei casi in cui, per una condilomatosi diffusa il rischio di contaminazione laringea per il feto sia molto elevato.

 

7.  Per avere una gravidanza

Una coppia che voglia avere una gravidanza inizia, in genere, un lungo iter di vari accertamenti diagnostici. Tali indagini vanno eseguite (se la donna ha meno di 35 anni) dopo almeno un anno di rapporti sessuali volutamente orientati a tale scopo. Nel corso di questo anno, tuttavia, è possibile e opportuno seguire alcuni consigli che possono mettere la donna nelle migliori condizioni per rimanere gravida.

  1. Identificare il periodo ovulatorio. Per  far questo vi sono essenzialmente tre modalità, che non si escludono a vicenda ma possono essere utilizzate contemporaneamente.
  • Misurazione della temperatura basale. La temperatura deve esse misurata ogni mattina, per via rettale (temperatura interna), prima di alzarsi. Si osserva così un primo periodo di 10-15 giorni di temperatura bassa, in genere al di sotto di 37 gradi, e un secondo di altri 15 giorni di temperatura elevata. Nei giorni in cui la temperatura si alza avviene l'ovulazione.
  • Identificazione del muco cervicale. Il muco cervicale è una sostanza che in alcuni giorni del ciclo affiora ai genitali della donna. Dapprima è denso, biancastro, appiccicaticcio, poi si fluidifica e diventa come l'albume crudo dell'uovo. Questo fenomeno si accompagna a che a una sensazione di lubrificazione interna. Il periodo in cui avvengono la fluidificazione e la lubrificazione è quello dell'ovulazione.
  • Uso dei test di ovulazione. Si tratta di un dispositivo simile a quello dei test di gravidanza venduto in farmacia. Dopo avervi messo alcune gocce di urina, nei giorni in cui si presume stia avvenendo l'ovulazione permette di leggere sul display se l'ovulazione è avvenuta o no.
  • Avere rapporti nel periodo ovulatorio. Una volta identificato il periodo ovulatorio è opportuno avere i rapporti in quei giorni possibilmente evitandoli 3-4 giorni prima in modo che il liquido seminale sia più concentrato
  • Assumere una postura adeguata. Ai fini di un migliore deflusso e progressione spermatica è opportuno che nel rapporto sessuale la donna assuma una posizione supina evitando altre tipologie posturali. Dopo l'eiaculazione, inoltre, è consigliabile che rimanga distesa per almeno mezz'ora.
  • Eseguire eventuali esami di primo livello. Se la coppia vuole, soprattutto se sono già trascorsi alcuni mesi, è possibile eseguire esami di primo livello cioè i dosaggi ormonali per la donna e l'esame seminale per l'uomo.

 

8.  Per vivere bene la Menopausa

  • Cura di sé. Anche se la donna percepisce spesso la menopausa come un periodo di “perdita” della propria immagine deve viverla senza perdere nulla di quella attenzione a sé che aveva avuto negli anni precedenti (trucco, abbigliamento, parrucchiere, ecc.). Certamente non deve “fare la giovane” a tutti i costi ma dovrà adeguare con saggezza ed equilibrio tutto questo ai mutamenti fisici e…anagrafici continuando a dare importanza allla gradevolezza estetica che, in alcune donne è anche superiore a quella che si aveva prima.
  • Controllo alimentazione. In menopausa può esservi una certa tendenza all’aumento di peso. Ovviamente questo non riguarda solo la sfera estetica ma anche e soprattutto quella della salute. E’ importante quindi avere presente tale possibilità con un maggiore (ma non nevrotico!) controllo alimentare evitando quegli eccessi ai quali prima non si dava importanza, diminuendo notevolmente i grassi, assumendo con moderazione proteine animali (carne) che in questa fase della vita, assumendo latte e latticini per il loro apporto di calcio e soprattutto molta frutta e verdura.
  • Eliminare fumo. Qualora lei sia fumatrice deve assolutamente smettere di fumare. Tutte le patologie fumo-correlate (infarto, tumori, enfisema, ecc.) aumentano di incidenza in menopausa e si è ancora in tempo per fermarle!
  • Attività fisica. Una moderata attività fisica è necessaria sia perché costituisce uno dei presìdi preventivi per l’osteoporosi, sia perché previene altre patologie circolatorie frequenti in tale periodo, sia ancora per contrastare una certa tendenza alla sedentarietà che, in tale periodo di vita, è presente. Se le condizioni fisiche lo consentono può essere sufficiente salire qualche rampa di scala a piedi, fare una passeggiata quotidiana, limitare per l’uso dei mezzi, nuotare, ecc.
  • Esercizio mentale. Unitamente all’esercizio fisico è importante anche quello mentale. Un certo calo delle funzioni mentali è pressocché fisiologico. Tuttavia, a volte, può assumere un’entità tale da essere di ostacolo all’esercizio delle normali attività . Inoltre il mantenere in funzione i neuroni cerebrali costituisce una forma di prevenzione o di rallentamento di patologie mentali come l’Alzheimer. Più che le attività “passive” come il guardare la televisione possono essere utili: la lettura del giornale, il gioco delle carte, le “parole crociate” o altri giochi enigmistici, ecc.
  • Attività sessuale. Se la donna ha un partner sessuale in buona salute non vi è motivo per sospendere l’attività sessuale che, spesso, in questo periodo, può pure risultare più gratificante. Certo, possono esservi problemi di natura fisica che la ostacolano come, ad esempio, la secchezza vaginale. In questo caso esistono vari presidi terapeutici in grado di risolvere efficacemente il problema. Ma, in ogni caso, è importante non vivere questo periodo come una fase di perdita di attività e interesse sessuale né vergognarsi di parlarne al medico.
  • Terapia. Essendo un evento fisiologico, la menopausa non dovrebbe essere trattata farmacologicamente. Pertanto la terapia ormonale sostitutiva non va data a tappeto ma in rapporto a ben precise indicazioni che saranno valutate insieme al ginecologo. In ogni caso vi è anche la possibilità di fare ricorso a terapie alternative o di minore impatto in rapporto alla condizione clinica prevalente (vampate di calore, tendenza all'osteoporosi, disturbi sessuali, ecc.).

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